
Un gesto al posto di una sequenza
Ho iniziato questo progetto con un’idea: usare piccoli tag NFC adesivi per richiamare le routine sul mio smartphone Android. Non mi interessava soltanto aprire un’app. Volevo associare a un momento della giornata una sequenza di azioni, e avviarla avvicinando il telefono a un punto preciso della casa.
Con MacroDroid, ogni tag diventa un pulsante programmabile. Il punto di partenza è una situazione reale: quali operazioni ripeto sul telefono, e quali posso affidare a una macro?
Progettare le modalità
Il mio flusso parte dall’abitudine, passa per azioni, condizioni e vincoli, e arriva alla prova pratica. Associo la routine a un tag, la provo nel contesto in cui la userò e correggo i passaggi meno affidabili.
Sleep Mode: ricordare lo stato
La modalità serale mi ha portata a lavorare con le variabili globali di MacroDroid. Servono a conservare lo stato della modalità e a coordinare le azioni: una routine non è soltanto una lista di comandi, ma deve sapere in quale situazione si trova.
L’obiettivo è preparare il telefono al momento di andare a dormire, evitando di ripetere manualmente le singole operazioni. L’elenco preciso delle azioni sarà un approfondimento da aggiungere al racconto.

Dal telefono al tablet
Ho sviluppato anche una routine che coinvolge il tablet Samsung. Tra gli obiettivi c’era aprire contenuti o applicazioni specifiche e raggiungere una determinata area di Samsung Notes. Qui sono arrivati i workaround: alcune interazioni non sono direttamente controllabili da MacroDroid.
Ho sperimentato tocchi e movimenti simulati, incontrando difficoltà nel riconoscimento delle gesture. Le prove hanno richiesto correzioni; non considero ancora ogni passaggio tra dispositivi una soluzione definitiva.
Le altre routine, tra idee e prossimi passi
- Shower Mode: predisporre il telefono per il momento della doccia, riducendo le operazioni manuali.
- Lezione Mode: durante la progettazione ho sostituito l’idea del timer con un countdown silenzioso, senza rumore alla fine.
- Makeup Mode: integrarsi con la routine già gestita in Habitify, senza duplicarla.
- Lavare i denti: avviare il timer standard dell’orologio, invece di ricrearne uno dentro MacroDroid.
Queste modalità non hanno tutte lo stesso livello di avanzamento. Sono il perimetro del progetto, da aggiornare con i risultati dei prossimi test.
Dove l’automazione incontra i suoi limiti
Aprire un’app non significa raggiungere ogni schermata
Per entrare in una cartella o in un’area interna possono servire intent, deep link oppure interazioni simulate. Nel progetto ho incontrato il limite delle funzioni che le applicazioni rendono accessibili: l’apertura dell’app è solo il primo passo.
I tocchi simulati richiedono manutenzione
Una posizione sullo schermo può cambiare. Un popup, una risoluzione diversa o un aggiornamento dell’interfaccia possono interrompere il flusso. I click che inizialmente non riuscivano mi hanno costretta a tornare ai test e rivedere le interazioni più fragili.
Due dispositivi richiedono un collegamento
Il flusso sul tablet richiede anche di capire come comunicare tra dispositivi. La macro sul telefono, da sola, non risolve il controllo delle schermate sull’altro dispositivo: questa resta una delle parti da approfondire.
Cosa mi porto avanti
Sto imparando a distinguere una sequenza che funziona una volta da una routine su cui posso contare ogni giorno. Le variabili aiutano a coordinare lo stato; i test nel contesto reale mostrano dove intervenire.
Il filo conduttore è semplice: luogo fisico, intenzione, automazione digitale. Un adesivo collega il momento che sto vivendo a ciò che voglio fare sul telefono. I prossimi passi sono riprendere Pill Mode e documentare meglio configurazioni, test e limiti delle altre modalità.